E' l'emigrazione italiana a cavallo tra le due guerre che fa da genesi alle vicende, spostate poco oltre il nostro presente, che sono raccontate nel romanzo poliziesco Vite Corsive. Sono centottanta pagine di vite corsive quelle dell’universo umano che popola il romanzo di Marco Nundini: investigatori balbuzienti con le parole così come con i sentimenti, assassini insospettabili, emigranti d’altri tempi che s’abbracciano, gioiscono, piangono. Sono proprio questi ultimi, che dalla provincia di Treviso partiranno alla volta del Sudamerica, i veri protagonisti del racconto a tinte gialle. Ecco per sommi capi alcuni degli elementi storici che hanno ispirato Vite Corsive, dalle domande tratte da un'intervista all'autore realizzata a Roma, nei padiglioni di Più Libri Più Liberi, fiera della Piccola e Media Editoria ed apparsa su sito Marketing Editoriale.
Parlare di un giallo senza svelarne la trama non è cosa semplice vero?
No! E’ il problema che affronto ad ogni presentazione in libreria.
Allora partiamo lanciando un tema, uno dei tanti a cui il tuo libro fa da contenitore: i desaparecidos argentini. Il tuo romanzo li italianizza vero?
Per molti anni ripercorrendo le tappe della storia argentina abbiamo sentito parlare del periodo tragico degli scomparsi. Abbiamo inserito nel nostro vocabolario la parola “desaparecidos”. Ma lo abbiamo sempre fatto come spettatori innanzi ad una pagina di storia lontana, al documentario di un’epoca e di un paese che spesso ci appariva distante, dimenticando quelle radici che accomunano italiani ed argentini. Nel genoma di questa nazione sudamericana c’è un po’ di DNA tricolore. Quello dei nostri emigranti, gli stessi che nel romanzo, nel tentativo di sfuggire alla miseria, partono dal Veneto, s’imbarcano sul Principe di Udine e, in una babele di dialetti, fanno rotta per l’altra sponda dell’oceano. Una comunità che ha vissuto sulla propria pelle il peggio che il golpe militare argentino è riuscito a produrre.
Tutto il nero della dittatura nel carattere giallo del tuo ramonzo dunque?
Non furono pochi gli italiani spariti nel nulla e le vicende dei miei protagonisti sposano appieno una tragica realtà, incluso il traffico di neonati sottratti alle madri che erano imprigionate in stato di gravidanza. Con la consapevolezza che sarebbe impossibile riassumere tutto nella trama di un giallo che non ha la minima presunzione di documentare, ma solo d’ispirarsi a tali tragici eventi.
L’emigrazione fa da sfondo a vicende che si svolgono addirittura qualche anno avanti rispetto la nostra epoca. Un viaggio nel tempo insolito!
E’ attraverso la lettura, lo studio di datate ed ingiallite lettere che i protagonisti di Vite Corsive risolvono il loro insolito caso di omicidio. Quelle stesse lettere che le famiglie di emigranti si scambiavano da una parte all’altra dell’oceano. Se ci pensi è grazie a queste lettere, grazie alla parola scritta che ci è pervenuta sino ad oggi, che noi siamo in grado di ricostruire straordinari, a volte inaspettati, frammenti di vita, una storia intima che sfugge alla memoria degli storici che documentano i grandi eventi di ogni epoca. Per scrivere Vite Corsive ho rivissuto, attraverso le loro missive, i loro diari, le vite corsive dei nostri emigranti che lasciavano le famiglie per cercare fortuna, per sfuggire alla miseria.